guest performers 2019

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juli apponen

life is hard and then you die - part 3

Life is hard and then you die - part 3 è un’autobiogafia a del corpo. È un tentativo di condividere una vita, un destino esteriore e un mondo interiore personale.
Sotto forma di lecture performance e attraverso un collage di materiale e memoria - dolore insopportabile, rapporti psicologici, sogni sessuali, ricordi, astrologia e molteplici interventi chirurgici - la curiosità del pubblico sarà soddisfatta, forse anche troppo.
Gli spettatori sono invitati a prendere parte al dolore fisico e al trauma della persona di fronte a loro, a riflettere su cosa significhi il concetto di identità su come condividere le esperienze difficili.

Juli Apponen lavora principalmente con la performance e la coreografia - come regista, coreografa, performer e docente. Basate sulla sua autobiografia, ha creato diverse rinomate performance, oltre a Life is hard and then you die - part 3 - come la coreografia Everything Remains con Jon R Skulberg e Blind Boi Diaries su e con Sindri Runudde. È nata in Finlandia, ma vive in Svezia.

 
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Hominal & Chaignaud

DUCHESSEs

Tra estasi arida, meditazione radiosa e ipnosi crudele, Duchesses esplora un'incredibile, sovrana e prigioniera danza basata sul più antico gioco dell'umanità: l'hula hoop. Simbolo della liberazione sessuale, l'hula hoop diventa per le duchesse uno strumento coreografico istantaneo e incessante, senza passato e futuro, un veicolo universale a due ruote.
Inizialmente ispirato al desiderio di condividere strategie di trasformazione e travestimento, Duchesses diventa rapidamente una sfida a non smettere mai di girare il cerchio. Una pratica di coreografia minimalista come il vincolo dinamico di mantenere sospeso l'hula hoop, organizza il corpo, i suoi sforzi, le sue tensioni e le sue uscite. Tecnica e fortuna nutrono l'alto potenziale metaforico, simbolico e anche magico di questo cerchio fluttuante, che gira in assenza di peso ad alta velocità intorno ai nostri fianchi.
Metafora delle continue rotazioni dell'universo, la materializzazione delle onde di energia che il corpo dispiega con l'hula hoop diventa anche un ascetismo individuale. La prigionia concessa all'interno di questi cerchi è la condizione del regno di queste duchesse. I tanti riferimenti dell'hula hoop - dai più infantili ai più solforosi - attraversano anche i nostri corpi nudi, coinvolti in questa folle corsa.

Nato a Rennes, François Chaignaud si è diplomato nel 2003 al Conservatorio Nazionale Superiore di Danza di Parigi. In seguito, collabora precocemente con diversi coreografi come Boris Charmatz e Emmanuelle Huynh.
Dal 2004 al 2013, ha creato spettacoli in cui danza e canto s’intersecano in una grande varietà di ambienti e nelle aree d'incontro di molte ispirazioni. Da questa tensione prende forma la possibilità di un corpo. Anche storico, François Chaignaud pubblica "L'Affaire Berger-Levrault : le féminisme à l'épreuve (1898-1905)" con PUR. In collaborazione con l'artista Nino Laisné ha creato "Romances inciertos: un autre Orlando", riunendo quattro strumentisti intorno a vari motivi ambigui di genere del repertorio coreografico e vocale iberico. Nel 2018 François Chaignaud coreografa Soufflette, un pezzo per la Carte Blanche Ballet (Norvegia) in collaborazione con Romain Brau, presentato in anteprima a maggio nello Studio Bergen.
La sua nuova creazione in collaborazione con la musicista Marie-Pierre Brébant Symphonia Harmoniæ Cælesitum Revelationum ha debuttato nel maggio 2019 al Kunstenfestivaldesarts, Bruxelles. François Chaignaud è artista associato alla Bonlieu Scène nationale Annecy.

 
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Invernomuto

black med

Il Mar Mediterraneo, un tempo percepito come un’entità capace di aprire a scambi e comunicazioni, è oggi lo scenario di accesi contrasti geopolitici. Zona eternamente critica, è campo di battaglia tra identità che sono sempre più complesse.
Basandosi sulla reinterpretazione della studiosa Alessandra Di Maio della teoria del Black Atlantic applicata al Mediterraneo, Black Med prova a intercettare le traiettorie sonore che ne attraversano l’area. Divise in capitoli, le listening session sono composte da un DJ set e una serie di slide proiettate contenenti spunti teorici e approfondimenti dei brani suonati. Le sessioni esplorano diverse possibilità di movimento del suono, toccando argomenti quali utilizzo alternativo delle tecnologie, migrazioni, periferie e comunicazione inter-specie.

Simone Bertuzzi (Piacenza,1983) e Simone Trabucchi (Piacenza,1982) collaborano come Invernomuto dal 2003. L’immagine in movimento e il suono sono i mezzi di ricerca privilegiati del duo; scultura, editoria e pratiche dal vivo sono altre delle sue varianti.

 
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The Otolith Group

the third part of the third measure

The Third Part of the Third Measure (2017) crea un incontro con il minimalismo militante del compositore, pianista e cantante d’avanguardia Julius Eastman. The Third Part of the Third Measure si concentra su ciò che The Otolith Group descrive come “l’esperienza di guardare in chiave d’ascolto”, invocando sentimenti politici di sfida e la pratica collettiva della costruzione del movimento che partecipa alle lotte globali contro l’autoritarismo neoreazionario. The Third Part of the Third Measure invita gli spettatori a partecipare all’esemplare estetica estatica del radicalismo nero che Eastman stesso descrisse come “carica di onore, integrità e coraggio illimitato”.

Fondato da Anjali Sagar e Kodwo Eshun, The Otolith Group crea film, installazioni, opere audio e performance ispirati a metodi tratti dall’estraniazione cognitiva generata dalla fantascienza. Le loro opere cinematografiche e video incorporano estetiche saggistiche post-lens che esplorano le anomalie temporali, le inversioni antropiche e l’alienazione sintetica del post-umano, l’inumano, il non-umano e l’anti-umano.

 
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Sofia Jernberg

one pitch : BIRDS FOR DISTORTION AND MOUTH SYNTHESIZERS

Uno dei più profondi interessi di Sofia Jernberg come cantante è quello di esplorare le possibilità “strumentali” della voce. Il suo vocabolario canoro include suoni e tecniche che spesso contraddicono uno stile convenzionale del canto. Ha scavato a fondo nella vocalizzazione non verbale, nel canto difonico, nel canto senza tono e in quello distorto.

Sofia Jernberg è una cantante sperimentale, compositrice, improvvisatrice e performer. Come compositrice ha creato opere commissionate da Barents composer orchestra, Swedish Radio P2, Stockholm Jazz Festival, Trondheim jazz orchestra, Oslo 14 Vocal Ensemble, Klang - Copenhagen Avantgarde Music Festival, BANFF - Center for arts and creativity, The Gothenburg Combo e vari altri ensemble da camera. È nata in Etiopia nel 1983. È cresciuta in Etiopia, Vietnam e Svezia. Dal 2011 vive a Oslo, Norvegia.